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2009 - Premio Marco Magnani per giovani artisti - 4^ parete?

Come mai tanta gente all'inaugurazione della mostra 4^ parete? E non la solita gente, i soliti addetti ai lavori, ma moltissimi giovani, anziani, famiglie con bambini, residenti dei paesi vicini a Sassari, persone comuni che non si occupano di arte. Tutto merito del lavoro svolto mel territorio durante l'estate, da luglio a ottobre, dai giovani artisti che hanno ricevuto il Premio Marco magnani 2009.
In effetti Lidia Dalmau, Jordi Mitjà, Tanit Plana, Alex Reynolds, Ignacio Uriarte, coordinati dalla curatrice Cèlia del Diego Thomas, hanno continuato in Sardegna le rispettive ricerche iniziate nel luogo d'origine (Spagna, Catalogna, Paesi Bachi, Renania del Nord-Westfalia), partendo dal presupposto di instaurare rapporti con uomini e donne del nostro territorio, rendendoli protagonisti dei loro progetti.
Così Lidia Dalmau ha intervistato più di sessanta persone su una stanza da letto carica di ricordi, Jordi Mitjà ha passeggiato per la città con gli anziani di Casa Serena facendo loro fotografare gli angoli che più amavano, Tanit Plana ha ripreso cinque spose che raccontavano il giorno del loro matrimonio, Alex Reynolds ha tentato di imparare il canto a tenore con il Coro di Ittireddu, Ignazio Uriarte ha trasformato le impiegate di un ufficio in artefici di un laboratorio creativo sulla figura geometrica del quadrato. Tutti gli artisti sono riusciti a entrare nelle pieghe personali, a volte intime, della vita di coloro con cui parlavano, creando complicità e coinvolgimento,e hanno ottenuto una risposta immediata di collaborazione in cui ognuno ha donato una parte di sé.
Per questo tanti hanno partecipato all'inaugurazione, per vedere il “loro” quadro, la “loro” fotografia, il “loro” video, per ascoltare la “loro” intervista. Per una volta, come dicevo prima, i veri protagonisti erano le persone che avevano collaborato: gli artisti si erano ritagliati quasi una posizione di secondo piano. E anche gli altri che visitavano la mostra capivano che le diverse opere nascevano da questa interazione, intuivano il ribaltamento dei ruoli tradizionali e quindi l'assenza del solito distacco che si prova di fronte a un'opera d'arte.
Conclusione naturale di questa serata ci è sembrata una festa a cui partecipassero tutti: gli organizzatori, i visitatori e gli artisti, che erano stati capaci di creare un tessuto connettivo prima inesistente, insieme ai “veri protagonisti”, come insieme avevano lavorato per ottenere il risultato finale.
Qualche osservazione in merito al metodo dell'operazione artistica e a n suo possibile significato.
Gli artisti evidentemente non scompaiono: ciascuno di loro tiene le fila di un progetto a lungo termine, meditato, portato avanti con rigore, basato su una serie di premesse da tempo presenti nell0'arte contemporanea.
Per tutti sono necessari due tempo: il tempo produttivo, strettamente finalizzato alla realizzazione dell'opera, e il tempo sociale, più importante, dedicato a creare relazioni, a calarsi nell'emotività dell'interlocutore, mettendo in gioco la propria emotività, a capire l'altro da sé cogliendone gli aspetti nascosti o non detti. Spesso il non detto ha una carica più forte del detto. Privata del tempo sociale, ogni opera perde la sua finalità e il suo senso più profondo.
E'in questo modo che si arriva quasi a uno scambio dei ruoli, il punto di vista dei “protagonisti” è quello visibile, filtrato e interpretato nell'operazione artistica.
Arte di relazione e arte sociale, con un'enorme valenza politica e democratica, perché mette al centro la persona nella sua irripetibilità, perché evidenzia che il personale è anche politico, perché si annoda all'antropologia e alla psicoanalisi e affronta le angosce, le inquietudini, i deisderi e i sofni di una parte della società del 2000.
L'idea sarebbe piaciuta a Marco Magnani che, nel suo lavoro di insegnante e di critico, era vicino alla linea di una rivista politica, “Carta”, riassumibile in uno slogan: creare socialità. Per questo ai è sempre battuto, consapevole di fare politica sempre, e se i termini marxiani (classe – potere – sfruttamento) possono sembrare desueti, ecco che nuovi filosofi se ne riappropriano con una lettura in chiave psicoanalitica.
“...E'la solidarietà a far emergere una coscienza e a creare la 'classe'. La solifdarietà trasforma la folla in classe, è solo una possibilità... ma è la prova che nel meccanismo in cui viviamo si aprono delle falle”.
Può contribuire a questo anche l'arte, forse.

Caterina Ruju
Presidente dell'Associazione Marco Magnani

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Artisti

Alex Reynolds
Ignacio Uriarte
Jordi Mitja
Lidia Dalmau
Tanit Plana
Veduta d'insieme

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