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2008 - Premio Marco Magnani per giovani curatori - Lo sfumato

L'artista oggi gioca su territori di confine: non lo si può pensare ancora legato ai valori tradizionali, ormai tramontati. Per questo ogni suo lavoro si configura come scelta assoluta, affidata alla responsabilità individuale dato che non c'è nessun sistema di verità cui appoggiarsi.
E il critico? Completamente immerso in questo contesto, non può solo registrare gli eventi, anche lui deve scegliere: il fatto di parlare di un artista è già una scelta, anche il non parlarne è una scelta. Il suo giudizio influisce sullo sviluppo artistico e una semplice recensione è la storia dell'arte del presente. Sa però di essere sempre parziale, perché non può non partire da una concezione dell'arte, dell'estetica, e quindi giudica più la tendenza che l'opera, opera che ha già in sé una dimensione critica. Sa che il suo giudizio è sempre datato, perché voce di un preciso contesto socioculturale che vuole influenzare ricordandosi che ciò che ora è effimero sarà fonte storica.
Ma ormai da tempo è tutto complicato dalla moda, dalle gallerie, dal mercato, da quello che viene definito il sistema dell'arte. L'industria dell'arte si comporta come qualsiasi altra industria della comunicazione, come la televisioe che si basa sull'audience.
Il critico curatore è in arte come il presentatore, il programmista televisivo, e per creare audience ha due strade: accarezzare i gusti consolidati del pubblico, o scegliere la via dello shock, anche questa però già ampiamente sperimentata nei mass media. Oppure, forse, partendo dalla propria onestà intellettuale e critica, scommettere su qualcuno o qualcosa in cui crede sinceramente, sfidando il rischio che questo comporta.
In ambito artistico, quindi, la figura del critico-curatore (commissaire in francese) è diventata centrale: messo a fuoco un progetto, sceglie gli artisti il cui lavoro sia consono al suo sviluppoe e alla sua cncretizzazione, e entra in contatto con ciascuno di loro individualmente. Trova un filo conduttore tra esperienze visive apparentemente disparate e costruisce un amalgama compatto anche tra artisti che non si conoscono, ma che si riconosceranno vicini proprio per il sostrato di fondo che li accomuna. Crea un allestimento tale da fondere in un insieme organico le opere più diverse, pur esaltandone le differenze, capace quindi di esprimere il senso più profondo del progetto.
Sono queste le caratteristiche e le qualità che si sono ritrovate nel progetto di Aurélien Mole, vincitore del Premio Marco Magnani – Giovane Critica 2008.
La manifestazione per inviti promossa dall'Associazione Marco Magnani è stata organizzata con il supporto di tre critici internazionale: Christophe Domino, presidente della sezione francese dell'Associazione Internazionale dei Critici d'Arte; Gloria Picazo, direttrice del Centre d'Art la Panera di Lleida; Michele Robecchi, esperto di arte italiana e curatore delle pubblicazione d'arte contemporanea per la Phaidon Press. La commissione aveva il compito di individuare alcuni giovani critici e di valutare, insieme a due membri dell'Associazione, Rita Delogu e Giulia Sale, i diversi progetti curatoriali pervenuti. Tra tutti, come si è detto, è stato scelto quello di Aurélien Mole, critico-curatore ma anche artista, la cui proposta è stata giudicata particolarmente stimolante.
Lo Sfumato, questo il titolo della mostra, si sarebbe sviluppato in due tempi, con delle precise “regole del gioco”: ogni artista avrebbe esposto, oltre all'opera già selezionata dal critico, un altro lavoro realizzato qui a Sassari, dimostrando così la sua capacità di inserirlo in un contesto estetico e logistico predefinito: le crazioni degli altri, l'allestimento e i locali scelti, l'atrio della nuova Casa dello Studente dell'ERSU, un luofo di passaggio non specificatamente connotato per eventi artistici.
Si è resa necessaria, perciò, una residenca di sette giorni del curatore e degli artisti, che ci ha consentito di conoscerli direttamente nel momento dell'ideazione e della realizzazione del loro lavoro. Abbiamo visto questa équipe che si compattava giorno per giorno, e il tuolo di Aurèlien che riusciva a seguire ognuno, assecondando e discutendo i vari interventi.
Ci ha ricordato Marco Magnani, che non è stato un critico asettico, ma sempre coinvolto e coinvolgente nel seguire o indicare nuove linee di sviluppo agli artisti in cui credeva, capace di individuare le possibilità di un talento anche se ancora non espresso o definito chiaramente.
La distanca tra critico e artista diventa così sempre più labile: due mondi che si affacciano uno sull'altro, quasi in limine, che, pur conservando la specificità dei ruoli, trovano molti punti di contatto nella ricerca appassionata di un obbiettivo comune.

L'Associazione ringrazia tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo evento: l'Amministrazione Comunale di Sassari, in particolare il Sindaco e l'Assessore alle Culture, la Fondazione Banco di Sardegna, la Presidenza del Consiglio Regionale e l'ERSU.

Caterina Ruju
Presidente dell'Associazione Marco Magnani

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Artisti

Charlotte Moth
Julien Discrit
Julien Tiberi
Niels Trannois
Olivier Soulerin
Raphael Juillard
Steve Veloso
Veduta d'insieme

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