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2011 - Premio Marco Magnani per giovani artisti- Lo stupore

Lo stupore: il titolo della mostra riprende uno dei temi cardine nella tradizione filosofica, la riflessione sull'atteggiamento di meraviglia nei confronti delle cose e del mondo, di ciò che è visibile e di ciò che si sottrae alla percezione immediata. Diventa stupore nel momento dell'interrogazione profonda che presuppone una capacità di vivere nel mondo con uno sguardo attento, una soggettività generosa nell'analisi e nell'approfondimento. Questo pensiero vitale, che ha una sua specificità, si sviluppa come gli assi cartesiani in verticale e in orizzontale, nello studio dell'interiorità del soggetto e nella spazialità che lo circonda, e nel Novecento si declina in numerose varianti: la psicoanalisi, per esempio, si addentra nella verticalità, fino al profondo del sé, nella memoria, nel rimosso, nella nostalgia e nei sogni, nel tentativo di far riemergere alla luce almeno qualche parte dell'inconoscibile. La sociologia si apre invece all'orizzontalità, con un'attenzione consapevole sulla realtà che ci circonda, al vivere insieme e quindi alla città, alla politica, allo sfruttamento della natura e al destino del cosmo.
Quando l'artista si affaccia sul mondo e avverte lo stupore per il circostante, quella linea verticale e quella orizzontale si incrociano, si intersecano, si aggrovigliano tanto da diventare inestricabili, creando così nuove opportunità di indagine, che percorrono insieme le due direzioni, tentano di dare nuove risposte alla modalità del guardare e dell'agire, e coinvolgono non solo l'arte ma ognuno di noi. L'artista diventa così un lucido interprete della contemporaneità, spesso preveggente del futuro, in grado di generare stupore e porre interrogativi.
In fondo, il punto di partenza nella ricerca di ogni opera è sempre dato dalle utopie, dalle angosce, dalle ossessioni, dal vissuto individuale più nascosto, ma si può sviluppare nell'atteggiamento intimistico del provare o dell'aver provato stupore, una sorta di annichilimento che si ricollega al sentimento del sublime, o può invece privilegiare il desiderio di provocare stupore negli altri, per rompere il clima di indifferenza e assuefazione a qualsiasi eccesso. Perché, se ci pensiamo, abbiamo tutti una consapevolezza che ribalta il tema proposto e lo rende insieme desueto e attuale: l'incapacità di stupirsi. Sommersi da notizie e immagini spaventose, tutto può diventare quasi banale nella sua brutalità. La politica, per esempio, racconta spesso l'assenza di un benché minimo segnale di indignazione, indignazione che per lo meno ci porrebbe di fronte a una scelta qualificante.
Possiamo chiederci se è questo ciò a cui siamo arrivati, o se è questo che vogliamo combattere.
I sei artisti invitati, selezionati su richiesta dell'Associazione dai Direttori di due importanti centri d'arte internazionali, Mario Casanova (Centro Arte Contemporanea Ticino, Svizzera) ed Edi Muka (Tirana Institute of Contemporary Art, Albania), hanno usufruito di una residenza di 15 giorni a Sassari per relazionarsi con la realtà sarda e trarne spunti per il loro lavoro. Nella mostra sono state esposte opere molto diverse tra loro: diversità non casuale, ma dovuta alle molteplice interpretazioni cui si è fatto cenno sopra e all'approccio peculiare di ognuno di noi allo "stupore".
Silva Agostini, albanese, dopo aver esplorato il territorio ed realizzato molte fotografie, è rimasta affascinata dal silenzio, dalla pace, dalla storia stratificata, dalla staticità di un passato lontanissimo ma ancora palpitante di vita, dal tempo immobile che si respira a Monte d'Accoddi, che viene interrogato in un libro, l'opposto di Berlino, città in cui risiede metropoli in continua ricostruzione e inarrestabile progresso. Jon Campbell, americano trasferitosi a Berlino, attraverso la sua ricerca pittorica sulle luci e i colori del nostro cielo e del nostro mare, con una serie di riflessioni scritte su cartoncino e due arazzi che alludono al tempo e allo spazio ripercorre, tra nostalgia e cambiamento, la sua esistenza e i momenti vissuti al mare con la madre. Kane Caddoo, italiano di origini irlandesi, rivisita la Street Art usando come supporto una tela appesa a un bastone, in ricordo delle tradizionali tende sarde. L'opera di Barbad Goshiri, iraniano, il cui titolo Eleuthéromanes 2 (Maniaci della Libertà) è tratto da un poema di Diderot contro i tiranni, rielabora il lutto e la tragedia della sua patria con un rappeto persiano sulla cui sommità un megafono, avvolto in un telo nero simile a un turbante, ripete senza fine parole che testimoniano l'aggressione a un uomo disarmato: una scultura a cui viene data la voce. Andrea La Rocca, italiano, con una sorta di dark room ottenuta con uno spesso tendaggio che cela un mistero, prende in giro il voyeurismo frequentemente associato a un atteggiamento perbenista molto comune oggi. Armando Lulaj, albanese, presenta un lavoro (MASS SUICIDE) utilizzando elementi al neon. Due critiche contemporaneamente serie e ironiche alla società di massa che ci invade.
Durante l'inaugurazione, mentre tanti si soffermavano sui diversi lavori o facevano la fila per scoprire il mistero nascosto nella dark room di Andrea (poteva entrare solo una persona per volta), un botto improvviso, un rumore di vetri infranti: Armando aveva rotto e disattivato il suo neon, una performance imprevista che ha reso ancora più ambiguo il suo messaggio. Ci dobbiamo suicidare? Forse NO.

Caterina Ruju
Presidente dell'Associazione Marco Magnani

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